L’estate, per me, ha da sempre un rapporto speciale con i libri. È quella stagione dell’anno in cui riesco a ritagliarmi più facilmente degli spazi per leggere, lasciando che le giornate assumano un ritmo diverso dal solito e permettendo alle storie di entrare nella mia quotidianità con una naturalezza che durante l’anno, tra lavoro, studio, insegnamento, impegni e mille cose da organizzare, non sempre riesco a concedermi. Quest’estate 2026, poi, è stata particolarmente favorevole alla lettura perché per due mesi, tra luglio e agosto, ho scelto di vivere una sorta di smart working al mare, trasformando per un periodo la mia routine e provando a unire lavoro, progettazione, studio, riposo e tempo per me in un modo completamente diverso. Non sono stata semplicemente “in vacanza”. È stato piuttosto un periodo di riprogettazione, personale e professionale, nel quale ho continuato a lavorare ma ho cercato di farlo da un contesto più lento, più luminoso e decisamente più vicino al mare. E probabilmente, quando leggerete questo articolo, sarò ancora lì per qualche giorno: a Rimini, con ogni probabilità ancora immersa in questa strana e bellissima dimensione fatta di computer acceso, idee da sviluppare, progetti da mettere nero su bianco, passeggiate sul lungomare e libri che aspettano sul comodino. È una modalità di vita che sto imparando ad apprezzare molto: non sempre è necessario scappare completamente dal lavoro per ritrovare energie e creatività; a volte è sufficiente cambiare ambiente, rallentare il ritmo e concedersi lo spazio mentale necessario per vedere le cose da un’altra prospettiva.
E proprio in questo contesto la lettura ha avuto un ruolo fondamentale. Leggere durante un’estate di smart working al mare è quasi un piccolo lusso, soprattutto quando riesci a trasformare una pausa in un viaggio completamente diverso. Non serve necessariamente prendere un aereo. Basta aprire un libro. In questi mesi sono passata dall’antico Egitto alla Venezia dei Dogi, dai misteri storici alle indagini criminali, dai grandi interrogativi sul Santo Graal alla produttività personale, dalla gestione dell’attenzione alla biografia di una delle figure più interessanti della storia del rock. Ho alternato libri molto diversi tra loro, proprio perché non amo particolarmente l’idea di leggere seguendo un unico genere per settimane. Mi piace cambiare completamente atmosfera. Dopo un thriller pieno di tensione posso avere voglia di un saggio storico di centinaia di pagine; dopo un testo sulla produttività posso sentire il bisogno di una biografia musicale; dopo un romanzo impegnativo posso desiderare qualcosa di più leggero. La lettura estiva, almeno per me, funziona così: non deve essere una gara a chi legge più libri, ma un modo per scegliere storie diverse in base al momento, all’umore e alla curiosità del periodo.
Quest’estate, quindi, ho accumulato un piccolo bottino letterario decisamente variegato. Alcuni libri mi hanno conquistata completamente, altri mi hanno dato spunti interessanti senza diventare necessariamente letture indimenticabili e uno, invece, è stato una vera e propria delusione. E proprio perché credo che una buona recensione debba essere sincera anche quando il giudizio è negativo, alla fine dell’articolo vi parlerò anche del grande flop dell’estate. Perché diciamocelo: quando un libro viene pubblicizzato ovunque, ne senti parlare continuamente e parti con aspettative alte, la delusione può essere ancora più forte. Ma cominciamo dalle letture che invece hanno funzionato.
1. I grandi promossi dell’estate: gialli, storia e romanzi che sanno catturare
Tra le letture che mi hanno accompagnata durante questi mesi c’è Il Faraone Assassino di Elizabeth Peters, un titolo che rappresenta perfettamente uno dei generi che amo particolarmente: il giallo archeologico. C’è qualcosa di irresistibile nel combinare un mistero con un’ambientazione storica capace di trasportarti completamente in un altro mondo. In questo caso l’Egitto diventa molto più di uno sfondo: è parte integrante dell’atmosfera del romanzo, contribuisce a costruire quella sensazione di mistero e rende la lettura particolarmente suggestiva. È uno di quei libri che riescono a creare un equilibrio interessante tra avventura, indagine e ambientazione storica, senza perdere il ritmo narrativo. Quello che ho apprezzato maggiormente è proprio la capacità di farti entrare nell’atmosfera della storia quasi senza accorgertene. Pagina dopo pagina ti ritrovi immersa in un mondo fatto di archeologia, segreti, personaggi e situazioni che alimentano continuamente la curiosità. Non è semplicemente la domanda “chi è il colpevole?” a spingerti avanti. È anche il desiderio di capire come si evolverà la situazione, quali altri elementi verranno alla luce e dove l’autrice vuole condurre il lettore. Se amate i thriller storici, i misteri archeologici e le ambientazioni lontane nel tempo, è sicuramente una lettura che mi sento di consigliare.
Se dovessi però scegliere il libro più importante di questa estate, il titolo sarebbe senza dubbio Il Santo Graal di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln. Qui entriamo in un territorio completamente diverso. Non è una lettura da affrontare con l’idea di terminarla in un fine settimana, magari sotto l’ombrellone tra un bagno e l’altro. È un libro che richiede tempo, attenzione, pazienza e soprattutto voglia di approfondire. Nel mio caso, infatti, la lettura si è trasformata quasi in un progetto a lungo termine: un anno intero passato tra pagine, fonti, ricostruzioni storiche, ipotesi e riflessioni. Ed è proprio questo che, alla fine, me lo ha fatto apprezzare ancora di più. Ci sono libri che ti conquistano immediatamente e libri che invece costruiscono lentamente il proprio spazio nella tua mente. Questo appartiene decisamente alla seconda categoria. Non è una lettura da divorare, ma da assaporare. È un testo che invita a fermarsi, tornare indietro, confrontare informazioni e lasciare che le domande rimangano aperte. Al di là delle conclusioni alle quali il lettore può arrivare e delle diverse interpretazioni possibili, ciò che ho apprezzato maggiormente è la capacità del libro di stimolare la curiosità e di trasformare la lettura in una vera esplorazione. Per questo, nella mia personale classifica estiva, lo considero il capolavoro dell’anno.
Un'altra lettura che mi ha accompagnata piacevolmente è stata L’Amante del Doge di Carla Maria Russo, un romanzo che mi ha riportata nella Venezia dei Dogi e che conferma una cosa che amo particolarmente nei romanzi storici: quando sono scritti bene, riescono a rendere il passato sorprendentemente vicino. Venezia, con la sua atmosfera, i suoi palazzi, i suoi intrighi e le sue dinamiche di potere, diventa quasi un personaggio della storia. La capacità di Carla Maria Russo di costruire ambientazioni storiche coinvolgenti è uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente. Non si tratta semplicemente di leggere una storia ambientata nel passato; è la sensazione di entrare in un'epoca diversa, percepirne le tensioni e osservare personaggi che devono muoversi all’interno di regole sociali e politiche molto lontane dalle nostre. La componente narrativa rende il libro scorrevole e permette di alternare la curiosità per l’ambientazione alla voglia di capire come evolveranno le vicende. Se siete appassionati di romanzi storici, Venezia e storie in cui amore, potere e intrighi si intrecciano, questo è sicuramente un titolo da tenere in considerazione.
E poi, naturalmente, non poteva mancare un thriller vero e proprio. Lo Scheletro che Balla di Jeffery Deaver è stata una di quelle letture capaci di ricordarmi perché amo il genere quando è costruito con precisione. Deaver sa lavorare molto bene sulla tensione e sulla costruzione dell’indagine, creando quella particolare sensazione per cui ogni volta che pensi di aver capito qualcosa ti rendi conto che probabilmente ti manca ancora un pezzo. Il ritmo è incalzante, i colpi di scena sono distribuiti in modo efficace e l’attenzione ai dettagli contribuisce a mantenere alta la curiosità. È il classico libro che può trasformare una pausa di lettura di mezz’ora in due ore senza che tu te ne renda conto, perché continui a pensare “ancora un capitolo” e improvvisamente ti accorgi che fuori è diventato buio. Per me è uno dei piaceri più belli della lettura thriller: quando il libro riesce a farti perdere la percezione del tempo.
2. Quando leggere significa anche mettere ordine nella propria testa
Non ho dedicato l’estate soltanto a romanzi e thriller. Una parte importante delle mie letture è stata occupata da saggi e libri legati alla produttività, alla gestione dell’attenzione, alla crescita personale e alla musica. E credo che questo rifletta abbastanza bene anche il periodo che sto vivendo. Questi due mesi di smart working al mare non sono stati soltanto un modo per lavorare da una località diversa. Sono stati anche un periodo in cui ho cercato di fermarmi abbastanza da capire quali progetti voglio davvero portare avanti, quali attività hanno ancora senso per me e soprattutto come organizzare meglio il mio tempo. Quando si hanno tanti interessi, tanti progetti e tante responsabilità, il problema non è necessariamente trovare qualcosa da fare. Il problema è scegliere cosa merita davvero la nostra attenzione.
Da questo punto di vista, 4 Ore alla Settimana di Timothy Ferriss mi ha fornito diversi spunti interessanti. È uno di quei libri che possono essere letti con un atteggiamento molto diverso a seconda del momento della vita in cui ci si trova. Alcune idee possono sembrare provocatorie, altre estremamente pratiche, altre ancora forse difficili da applicare integralmente alla vita reale. Ma il valore che ho trovato nella lettura è soprattutto nella domanda di fondo: quanto del nostro tempo utilizziamo davvero per ciò che conta e quanto, invece, spendiamo semplicemente mantenendo in piedi sistemi, abitudini e attività che abbiamo smesso di mettere in discussione? È una domanda molto più importante di quanto sembri. Non significa necessariamente voler lavorare quattro ore al giorno o trasformare la propria vita in un manuale di efficienza. Significa imparare a osservare il proprio tempo come una risorsa limitata. E quando si lavora, si insegna, si studia e si portano avanti progetti diversi contemporaneamente, questa consapevolezza diventa fondamentale.
Un altro libro che ho trovato interessante è stato Dopamina Detox di Andrea Vitali, soprattutto per il tema della gestione delle distrazioni e della capacità di recuperare attenzione e concentrazione. Viviamo in un periodo storico in cui praticamente tutto compete per qualche secondo della nostra attenzione. Notifiche, social network, messaggi, email, video brevi, pubblicità, aggiornamenti continui. Il problema non è soltanto quanto tempo passiamo davanti allo schermo. È anche il modo in cui questa continua alternanza di stimoli può modificare il nostro rapporto con la noia, con il silenzio e con le attività che richiedono concentrazione prolungata. Leggere un libro di centinaia di pagine, studiare un argomento complesso o lavorare per ore su un progetto richiede una capacità di attenzione molto diversa da quella necessaria per guardare trenta video da trenta secondi. E proprio per questo ho trovato interessante riflettere sul tema del focus. Anche durante questi mesi al mare ho cercato di sperimentare una routine più equilibrata, alternando il lavoro al computer, momenti di studio, lettura, movimento e pause vere, quelle in cui non necessariamente bisogna riempire ogni minuto con uno stimolo.
3. E poi arriva il rock: It's So Easy (e altre bugie)
Se c’è una lettura che mi ha fatto sentire immediatamente a casa, è stata It's So Easy (e altre bugie) di Duff McKagan. Qui non siamo più nel territorio dei saggi sulla produttività o dei thriller archeologici. Qui siamo nel mio mondo del rock. E se mi conoscete, sapete quanto la musica rock sia una presenza importante nella mia vita. Amo ascoltarla, soprattutto quando ho bisogno di energia, quando lavoro, quando mi alleno o semplicemente quando voglio riempire una stanza di musica. Per questo leggere l’autobiografia del bassista dei Guns N' Roses è stata un’esperienza particolarmente interessante.
Quello che ho apprezzato maggiormente è la sensazione di autenticità. Le autobiografie musicali possono essere rischiose: a volte diventano semplicemente celebrazioni del personaggio, una lunga sequenza di aneddoti pensati per alimentare il mito. Qui, invece, ciò che mi ha colpita è il racconto di una vita attraversata da eccessi, cadute, difficoltà e successiva rinascita. Il rock viene raccontato senza essere completamente idealizzato. Dietro i concerti, la fama, le tournée e il successo ci sono persone, fragilità, dipendenze, errori e conseguenze. Ed è proprio questo che rende una biografia interessante anche per chi non è necessariamente un fan sfegatato dei Guns N' Roses.
È una storia di musica, ma anche una storia di trasformazione. Una storia in cui il successo non cancella automaticamente i problemi e in cui arrivare in cima non significa necessariamente aver capito come vivere. La parte che mi ha coinvolta maggiormente è proprio quella legata alla possibilità di ricostruirsi. Cadere può succedere. Sbagliare può succedere. Il punto è cosa si decide di fare dopo. E forse è questo uno dei motivi per cui le autobiografie musicali mi piacciono così tanto: dietro la figura pubblica trovi una persona che, come tutti, deve affrontare le proprie contraddizioni.
Voto personale: molto bello. Se amate il rock, le autobiografie musicali e le storie vere senza troppi filtri, è assolutamente una lettura che vi consiglio.
4. Il grande flop dell'estate: quando le aspettative vengono completamente disattese
E arriviamo alla parte che, probabilmente, interessa di più a chi ama le recensioni sincere: il libro che non mi è piaciuto per niente.
Parliamo di Icebreaker di Hannah Grace.
Lo dico subito, senza troppi giri di parole: per me è stato un pessimo libro. E forse la cosa più interessante è che sono arrivata alla lettura con aspettative completamente diverse. Ne avevo sentito parlare moltissimo, l’avevo visto consigliato più volte e quindi ero curiosa di capire cosa ci fosse dietro tutto questo entusiasmo. Purtroppo, una volta iniziato, ho capito abbastanza rapidamente che non era il tipo di romanzo che cercavo.
Il problema principale, per me, è stato lo stile. Ho trovato il linguaggio inutilmente scurrile in diversi passaggi e, soprattutto, non ho avuto la sensazione che questa scelta linguistica servisse davvero a costruire meglio i personaggi o la storia. Quando la componente provocatoria diventa più evidente della profondità narrativa, personalmente faccio molta fatica a entrare nel romanzo. I personaggi mi sono sembrati superficiali e la trama non è riuscita a coinvolgermi abbastanza da farmi superare i difetti iniziali. Non significa che sia necessariamente un libro brutto per chiunque. Le letture sono profondamente soggettive e quello che per una persona è irresistibile per un’altra può essere insopportabile. Ma proprio per questo credo sia importante raccontare anche le delusioni.
Nel mio caso, Icebreaker è bocciato. Non mi ha lasciato quella sensazione che cerco quando chiudo un libro: non ho avuto voglia di parlarne positivamente, di consigliarlo a qualcuno o di andare a cercare altri titoli dell’autrice. E considerando quanti libri esistono là fuori, quando una lettura non funziona preferisco dirlo chiaramente e passare oltre.
5. Leggere mentre si lavora al mare: la mia estate tra libri, progetti e Rimini
Una delle caratteristiche particolari di questa estate 2026 è stata proprio la possibilità di leggere all’interno di una routine completamente diversa dal solito. Luglio e agosto sono stati due mesi di smart working al mare, ma definire questo periodo semplicemente “vacanza” sarebbe riduttivo. Ho continuato a lavorare, a progettare, a studiare e a occuparmi delle mie attività, ma ho scelto di farlo da un ambiente diverso. Il mare ha cambiato il ritmo delle giornate. Non necessariamente la quantità di lavoro, ma il modo in cui lo percepivo.
Ci sono state mattine davanti al computer, momenti dedicati alla progettazione e alla scrittura, telefonate, attività da organizzare e idee da sviluppare. Poi, però, potevo chiudere il computer e trovarmi in un contesto completamente diverso. Una passeggiata, il rumore del mare, un po’ di movimento, un libro aperto e qualche ora senza la sensazione di dover correre immediatamente verso il prossimo impegno. È stato un esperimento interessante, perché mi ha fatto capire quanto l’ambiente influenzi la creatività e la capacità di concentrarsi. A volte non abbiamo necessariamente bisogno di fare meno. Abbiamo bisogno di vivere ciò che facciamo in modo diverso.
E probabilmente quando questo articolo arriverà online, io sarò ancora per qualche giorno in questa dimensione. Rimini sarà ancora la mia base, almeno per un po’. Quindi, mentre voi leggerete questo articolo la domenica sera, è molto probabile che io sia ancora qui, con qualche giorno di mare davanti, magari con un altro libro già iniziato sul comodino e una lista di progetti che continua inevitabilmente ad allungarsi. Del resto, conoscendomi, sarebbe strano il contrario.
Questi due mesi mi hanno anche permesso di recuperare un rapporto più tranquillo con la lettura. Non sempre leggere deve essere un'attività programmata. A volte può essere semplicemente il libro che lasci sul tavolo e che apri quando hai venti minuti liberi. Può essere quello che porti in spiaggia. Può essere quello che leggi la sera prima di dormire. Può essere quello che ti accompagna mentre aspetti qualcosa. La bellezza della lettura sta anche nella sua capacità di adattarsi alla vita.
6. La mia classifica estiva 2026
Se dovessi trasformare questo bottino letterario in una piccola classifica personale, senza pretendere naturalmente di avere la verità assoluta in tasca, Il Santo Graal sarebbe sicuramente sul gradino più alto, soprattutto considerando l’impegno e la profondità che ha richiesto. Subito dopo metterei It's So Easy (e altre bugie), che ha un posto speciale anche per la mia passione per il rock, seguito da Il Faraone Assassino, perfetto per chi ama misteri e archeologia. Lo Scheletro che Balla entra nella categoria dei thriller che mantengono davvero alta la tensione, mentre L’Amante del Doge si guadagna un posto tra le letture storiche che consiglio volentieri. Tra i saggi, 4 Ore alla Settimana e Dopamina Detox hanno avuto un valore diverso: meno legato alla narrazione e più alla riflessione personale, soprattutto in un periodo in cui sto cercando di ripensare il modo in cui organizzo tempo, lavoro, studio e attenzione.
E poi, inevitabilmente, in fondo alla classifica c’è lui: Icebreaker. Una bocciatura senza appello, almeno per quanto riguarda i miei gusti personali.
Ma la cosa bella è che anche un libro che non ci piace può avere una sua utilità. Ci ricorda cosa cerchiamo in una storia. Ci aiuta a definire i nostri gusti. Ci insegna che non dobbiamo sentirci obbligati a finire ogni libro soltanto perché lo abbiamo iniziato. Il tempo che dedichiamo alla lettura è prezioso e possiamo scegliere come utilizzarlo. Non tutti i libri devono piacerci. Anzi, probabilmente è proprio il confronto tra libri straordinari e libri deludenti a permetterci di capire davvero che tipo di lettori siamo.
E adesso tocca a voi: cosa avete letto nell'estate 2026?
Questa è stata la mia estate letteraria. Un’estate fatta di thriller, archeologia, storia, Venezia, indagini, produttività, concentrazione e soprattutto tanto rock. Un’estate che, per me, ha avuto anche un significato particolare perché si è intrecciata con questi due mesi di smart working e riprogettazione al mare, con Rimini come sfondo e con la sensazione di essere contemporaneamente in pausa e in piena attività. Forse è proprio questa la caratteristica più bella di questa estate: non ho smesso di fare, ma ho provato a fare in modo diverso. Ho continuato a lavorare, studiare e progettare, ma ho anche recuperato tempo per leggere, osservare, camminare, pensare e semplicemente respirare un po’.
E ora sono curiosa di sapere cosa avete letto voi.
Qual è stato il vostro libro dell’estate 2026? Avete scoperto un romanzo che vi ha conquistato completamente? Avete finalmente affrontato quel saggio che rimandavate da anni? Avete trovato un thriller capace di tenervi svegli fino a notte fonda? Oppure avete avuto anche voi il vostro grande flop letterario, quel libro di cui tutti parlavano benissimo e che invece avreste volentieri lanciato dalla finestra dopo cinquanta pagine?
Scrivetemelo nei commenti, perché una delle cose che amo di più del mondo della lettura è proprio il confronto tra lettori. Una lista di libri non è mai veramente completa. Ogni lettore porta nuovi titoli, nuove opinioni e nuovi punti di vista. Magari proprio da uno dei vostri consigli nascerà una delle prossime letture di Radici in Movimento.
E chissà, magari tra qualche mese saremo qui a commentare insieme i libri dell’autunno.
Per ora, però, torno al mio mare, ai miei progetti e alla mia pila di libri ancora da leggere. Con ogni probabilità, quando leggerete queste righe, sarò ancora a Rimini per qualche giorno, cercando di spremere fino all’ultima goccia questa estate 2026 prima di tornare completamente alla routine.
Computer acceso. Libro sul comodino. Mare a pochi passi.
Direi che non posso lamentarmi.
Ci vediamo domenica alle 21:00 su Radici in Movimento. E, naturalmente, buona lettura!
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